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AI nuovi maestri

Ci nutriamo di cibo ma anche di storie e le storie condivise le chiamiamo cultura.

E se le storie si compongono anche dei contributi dei nostri nuovi compagni digitali allora siamo nutriti anche da quelli: i testi di ChatGPT, le immagini di Midjourney, i video di Sora, ecc. sono oggi usati da noi umani per ideare, creare, correggere, analizzare diventando parte del nostro mondo e di noi stessi mentre sistemi di raccomandazione digitali ci suggeriscono i film da guardare, le canzoni da ascoltare, i post da leggere, i libri da comprare, ecc.

Vero è che sempre gli strumenti sono estensione di noi: il bastone del braccio, gli occhiali degli occhi, la bici delle gambe, carta e penna della memoria, ma oggi, con l’AI, l’impressione di un cambio qualitativo e paradigmatico è fortissima.

Perché se l’auto, per quanto in modo più veloce e comodo, percorre la stessa strada della bici e sono sempre io ca guidarla e a decidere dove andare, gli attuali strumenti di Intelligenza Artificiale sono autonomi nel prendere decisioni e nel creare qualcosa di originale (per di più con passaggi che per noi sono impossibili da capire).

Mai la cultura ha avuto autori diversi da noi umani.

Il fatto è che ogni cosa che viene creata diventa parte della nostra esperienza: se la mia realtà (almeno quella che mi interessa) è ciò che vivo, le tecnologie che mi portano al mare, quelle che mi emozionano, quelle che mi informano o che mi fanno sognare, entrano a fare parte di me.

Insomma, la sensazione è che sotto certi punti di vista siamo al primo giorno di scuola, per cui… diamo il benvenuto AI nuovi maestri.

Immagine by Flux.1