
Etichettamente
Chiediamo al passato modi per capire e organizzare il presente. Non può che essere così.
Ma il passato, rispetto all’AI, ci sta dicendo: – “Che ne so io! E’ tutta nuova sta roba. Però state attenti.”
Siamo i figli di quelli che hanno giocato con il fuoco nonostante gli fosse stato detto di non farlo, come ci ricorda Nello Cristianini in Macchina Sapiens (Il Mulino)e potremmo, presi dall’euforia, diventare degli Icaro che non ascoltano i consigli del padre (inventore) e avvicinarci troppo al Sole.
Mia figlia mi chiede: “Perchè se l’AI comporta tanti potenziali rischi continuiamo a svilupparla?”.
Già…
Una primissima considerazione è che spesso, come umani, non scegliamo cosa sviluppare e cosa non sviluppare: determinate cose succedono e basta. E’ una tendenza dell’uomo quella di attribuire una finalità, uno scopo a qualcosa che è semplice conseguenza di qualcos’altro. Siamo affetti da teleologia, dalla tendenza ad attribuire una finalità a ciò che succede in modo contingente.
Il genere umano non ha scelto di passare da essere cacciatore raccoglitore ad agricoltore allevatore così come non ha deciso di dare vita alla rivoluzione industriale: le cose si sono sviluppate in un determinato contesto spaziale e temporale, senza alcuna precisa volontà ma come conseguenza del comportamenti di milioni di singoli per migliaia o centinaia di anni.
Ma per l’AI è diverso: tutto si sta sviluppando all’interno di gruppi limitati e in un periodo di tempo brevissimo. Sono le stesse poche persone ad protagonisti degli albori dell’AI generativa che scoprono come usarla per trovare modelli 3d di proteine che potenzialmente potrebbero curare tantissime malattie, che sviluppano tecnologie per modificare la mente, che si spingono a ipotizzare modelli di vita eterna e che sono perfettamente consapevoli dei potenziali rischi di ciò che fanno.
Mentre Leonardo progettava le sue macchine volanti nessuna avrebbe potuto dirgli: ” Ok, però poi devi considerare che se funzionano c’è anche da capire come far riposare i viaggiatori in un aeroporto nel caso in cui le macchine volanti dovessero stare a terra a causa di uno sciopero del personale di volo”.
Lo sviluppo dell’AI è qualcosa di nuovo anche in questo; e all’interno di una dinamica di questo tipo, direi per la prima volta nella storia, esiste la possibilità per l’uomo di sedersi a un tavolo a farsi domande e scegliere le regole e gli argini dello sviluppo di queste tecnologie. Ben vengano quindi le normative (l’AI act ad esempio) e le mille iniziative politiche in questo senso con la speranza che diventino sempre più globali e che anche la popolazione sia coinvolta non solo nell’uso operativo delle tecnologie ma anche educata nel capire gli aspetti più profondi.
E’ certamente tutto estremamente complicato: interessi di potere contrastanti, sviluppi tecnologici che cambiano scenari ed equilibri economici, un panorama globale anch’esso di in fase di grandissimo cambiamento.
Ma di etica dell’AI occorre parlare, perchè occorre capire come far convivere uomini e macchine e in questo a volte è utile partire dalla fine.
Partendo dalla fine le mie considerazioni sono due:
La prima è il presupposto che siamo noi umani quelli fragili.
La seconda è che è oggi, non domani, il momento nel quale capire e immaginare e normare uno scenario nel quale potrebbe essere opportuno staccare la spina. Credo davvero che dovremmo regalarci questa possibilità.