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Guardare dalla parte giusta

Se sono nella savana e sento il ruggito di un leone, capire dov’è il pericolo e scegliere eventualmente da che parte muoversi può essere fondamentale.
Senza essere così estremi, la cosa vale anche per una zanzara, il pomodoro marcio nel frigo.
Dato un problema devo capire di cosa si tratta e, per farlo, devo guardare nella direzione giusta.

Sento molte persone che ancora confondono intelligenza e coscienza che negano una vera intelligenza o creatività delle macchine e/o parlano di un timore che le macchine, in qualche modo, prendano potere sull’uomo un po’ come nel film 2001 Odissea nello Spazio dove un computer decide di prevalere sull’uomo (anche in Wall-e).

E’ un tema super complesso ma intanto…

Le macchine sono macchine: non hanno volontà, sentimenti, coscienza, sensazioni, istinto di sopravvivenza, libero arbitrio (se mai esistesse). E nessuno sta lavorando affinchè lo facciano. Ma non per questo non possono essere intelligenti o creare, almeno se definiamo intelligente un comportamento che, se fatto dall’uomo, chiameremmo intelligente. Ed è in questo che le Big Tech stanno investendo miliardi.

Possiamo anche continuare a dire che le macchine non possono essere intelligenti inventandoci qualche definizione (siamo sempre noi uomini a creare, come ci pare, le definizioni: non esistono al di fuori di noi).
Ma il fatto è che se le macchine sono e saranno in grado di rispondere alle nostre richieste meglio di noi uomini, saranno interpellate loro invece che noi. Insomma, intelligente o stupida che sia Google Map io negli ultimi anni non ho mai chiesto la strada a nessuno. Voi?

Questa stessa cosa potrà succedere per mille cose diverse in mille campi diversi: l’AI cambia il nostro quotidiano (ok, anche la lavatrice) su un livello diverso da tutte le tecnologie create fino ad ora.

Pensiamo ad esempio se qualcuno chiedesse all’AI, per motivi di strategia di business, di trovare il modo per incuriosire il proprio pubblico, tenendolo incollato ai propri servizi il più a lungo possibile.

Questo è stato già fatto, anni fa (suggerisco di guardare The Social Dilemma): il risultato è un mondo incollato a una scatola colorata, che preferisce poltrire su un divano ad uscire a farsi un giro in bici, guardare bellissimi piatti al cucinare.

All’AI on gliene frega nulla di essere triste o felice, intelligente o stupida: trova modi e soluzioni, come non lo sa neanche che l’ha programmata. Se i gattini funzionano a tenerci incollati a uno schermo ci propone quelli più divertenti e noi stiamo li, felici di guardare gattini per ore lasciando i piatti da lavare per dopo. Il pericolo dell’AI siamo noi, i nostri comportamenti e la vita di tutti i giorni. Cambia e cambierà il mondo, partendo dal lavello della nostra cucina.

Libero arbitrio – Gattini: 0 – 3

 

Esercizio: lasciate il telefono a casa domattina, ascoltate la sensazione del vostro corpo/mente. Pensate se quella sensazione di indescrivibile “vuoto mischiato al fastidio di un’inutile mancanza” sia davvero motivata da qualcosa di reale (e no, sorry nessuno ha urgente bisogno di voi per quattro ore). E il telefono, da un punto di vista dell’AI è ancora un oggetto “primordiale”… e l’AI in sè è ancora un oggetto primordiale. Come dice Harari, l’AI è ancora a livello dei dinosauri: ma cosa succederà, cosa imparerà a fare in altri due anni, cinque, dieci.