
L’illusione della realtà… e il digitale
Una persona attenta e una distratta vedono la stessa via della stessa città in modo diverso; così è per la scuola vista da una bambina e dal nonnno che la va a prendere. Una borsetta, un paio di scarpe diventano vechie quando esce la collezione successiva, sentiamo quella stessa canzone in modo diverso riascoltandola più volte mentre gli stessi 10 minuti possono durare all’infinito o un solo secondo.
Non è il mondo fuori che cambia ma il nostro vissuto: a cambiare siamo noi.
Ciò che crediamo e che viviamo come “realtà” solida e concreta è molto più vicina a una nostra illusione che a qualcosa con caratteristiche oggettive e, parafrasando Emil Seth, possiamo affermare il mondo esiste ma può essere molto diverso da come crediamo che sia.
E al mondo fuori appartiene anche il nostro “sè”, la coscienza che abbiamo di noi stessi.
Il nostro sentirci, l’immagine che abbiamo di noi stessi, il modo in cui ci sentiamo liberi di scegliere è infatti qualcosa di molto fluido, molto più vicino ad un’illusione, a un sogno che a quel qualcosa di solido e oggettivo che crediamo sia.
“Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” diceva Shakespeare. E le moderne neuroscienze ci confermano questo: esperimenti dimostrano che prima scegliamo e poi la nostra mente crede di avere scelto, la psicologia ci dice quanto situazioni ambientali e vissuti cambiano la nostra percezione della realtà. Ma che il mondo sia diverso da come crediamo è qualcosa che abbiamo da millenni, raccontata nel famoso mito della caverna di Platone, affrontato dalla meditazione orientale, da falovele e racconti.
Esserne consapevoli è importante perchè è in questo contesto che si inserisce il digitale, la realtà virtuale, il cellulare, i chip nel cervello, lo smart watch, l’AI a cui chiediamo di scrivere o ragionare; perchè queste cose non sono parte del nostro mondo, ma sono il nostro mondo, parte di chi siamo e di cosa crediamo di essere.
Immagine by Midjourney