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Mondi

Viviamo più mondi.

C’è un mondo fisico: la sedia sulla quale ci sediamo, l’aria che respiriamo, lo spigolo mobiletto del bagno contro il quale forse sbatteremo.

Ed esiste anche un mondo simbolico tutto nostro, che non esisterebbe senza la capacità umana di condividere storie, significati, e convenzioni: l’assicurazione dell’auto che sta scandendo, il diritto di sciopero, le ferie, la squadra del cuore, la serie tv che dobbiamo finire, la Messa la domenica.

Un realtà la fuori esiste ma può essere molto diversa da quello che crediamo che sia.

Ciò che vediamo, sentiamo o comprendiamo è cioè solo una frazione del tutto, né migliore né peggiore di quella percepita da altri esseri viventi: animali, piante… tecnologie. Ma per noi questo frammento è l’intero universo. Un universo che si compone di dati sensoriali ma anche di significati costruiti dalle nostre storie e dalla nostra cultura. Per un abitante dell’antica Grecia, la luce di un fulmine poteva essere tanto reale quanto il dio che lo aveva generato; per qualche tifoso del XX secolo, quel gol segnato il 22 giugno 1986 da Maradona era la “mano di Dio”.

All’interno di questi mondi, tecnologie che fino finora hanno solo misurato ciò che chiamiamo realtà, oggi possono interpretarla come per ora hanno fatto solo forme biologiche: lo faranno con “occhi” diversi e probabilmente, nel tempo, sempre meno influenzati dai pregiudizi umani, dando potenzialmente origine a modelli di mondi diversi e più precisi dei nostri. Come ancora non lo sappiamo; per oggi mi accontento di pensare a una realtà che esiste, così come può esistere una pizza la fuori, che, anche se ancora non la vedo, si sta raffreddando.