
Il reale virtuale
Viviamo in un mondo fisico e virtuale. Pensiamoci lungo una strada di montagna.
Sappiamo che i monti che vediamo dal finestrino sono lì da milioni di anni, e al massimo sono stati solo “graffiati” da sentieri, rifugi e altre opere dell’uomo. Sappaimo che la strada che percorriamo, è totalmente una nostra opera e, come una montagna, è una realtà solida che possiamo toccare.
Pensiamo però ai cartelli lungo la strada. I cartelli sono qualcosa di diverso; esistono certamente anche fisicamente, ma il loro messaggio non è qualcosa che possiamo toccare, risiede solo nel nostro cervello. Qualcuno ci ha detto che quei tratti di vernice nera, dentro un cerchio bianco con bordi rossi, sono un numero che rappresenta una velocità, un limite, una regola. Quei pallini neri, di fianco a una macchia più grande, indicano il pericolo di una frana, mentre i tratti bianchi sull’asfalto, in mezzo alla starda, delimitano le corsie e mi indicano dove devo stare: regole e convenzioni che, per un capriolo, un rospo o una formica, semplicemente non hanno alcun valore.
Così sappiamo che dobbiamo guidare a destra dei quella linea (ma alla sinistra se siamo in Inghilterra!) esclusivamente perché ci è stato insegnato, ma viviamo questa regola come qualcosa di concreto. Tanto che, se per distrazione invadiamo l’altra corsia, l’emozione e la paura sono uguali o simili a quelle che proviamo quando ci avviciniamo troppo alla roccia sul bordo della strada. Viviamo in un mondo che noi stessi abbiamo contribuito a cambiare, un mondo fatto di oggetti ma anche di simboli, valori e cultura.
Aggiungo però.
Se è facile capire che quel “50” è qualcosa di astratto, un simbolo che ha valore solo per noi, è più difficile pensare che gli oggetti solidi e concreti – alberi, rocce, asfalto – abbiano una loro “fluidità”, un’oggettività molto diversa da come la percepiamo e viviamo.
Eppure, se ci pensiamo meglio, diventa evidente che quella stessa curva è vissuta in modo diverso da un rallista o da un neopatentato, e diventa diversa anche per noi, nel tempo, la prima volta in un modo la millesima volta in un altro.
Così la stesso verde è qualcosa di diverso per chi vede “normalmente”, un daltonico, un cane un’aquila o una formica: e mai potrò sapere come.
Ciò che crediamo essere la nostra realtà fisica, oggettiva, è molto più costruita dalla nostra mente di quanto pensiamo.
Non vediamo il mondo per com’è, ma per come siamo noi e come siamo in quel momento, nelle nostre caratteristiche di “sapiens”, comprese la nostra età anagrafica, la nostra salute fisica e mentale, l’esperienza, la cultura, lo stato mentale e le aspettative, ecc.
Credo che comprendere il mondo vissuto, ciò che “respiriamo” e che le tecnologie modificano, dentro e fuori di noi, sia davvero importante: perché tutto ciò che sentiamo di quello che chiamiamo realtà è qualcosa che, attraverso meravigliosi e in gran parte misteriosi modi, è entrato dentro di noi e che, consapevolmente o inconsapevolmente, è diventato il nostro vissuto.
Tecnologie comprese.
Immagine by Midjourney