
Storie
“Stasera vi racconto la storia dell’orsetta insolente. Tanto tempo fa, questa piccola orsetta era viva, era viva perché ascoltava sempre il padre. Viveva nella monotonia, nel buio e nel terrore, quindi era felice. Ma l’orsetta aveva un terribile difetto: era piena di curiosità. Sì, sì, e un bel giorno, mentre era su un albero, l’orsetta curiosa decise di salire fino alla cima. E appena arrivata sulla cima, vide qualcosa di nuovo e morì di colpo.” (The Croods – 2013 – DreamWorks).
Poco o nulla è cambiato nel bisogno di noi umani di essere nutriti di storie, nel condividerle nell’imparare attraverso di esse tanto che anche lo schema narrativo dei racconti è rimasto pressoché invariato e se non possiamo sapere con esattezza se fossero proprio quelle le parole di Grug in quella caverna, credo il 17 novembre di 29543 anni fa, i testi degli antichi greci ne sono testimoni.
Così anche oggi raccontiamo ai nostri figli piccoli di Babbo Natale forse per insegnargli che poi dovranno credere in una squadra di calcio, in un dio, in una patria, nel vigile e nel denaro: del resto ancora oggi combattiamo e moriamo per confini che non esistono se non nella nostra mente, ci vestiamo o comportiamo in accordo con racconti scritti da qualcuno di secoli fa, condividiamo i valori che ci sono stati insegnati dai nostri genitori, dai nostri insegnanti.
Siamo gli stessi uomini, gli stessi sogni e gli stessi bisogni di vivere insieme di ottantamila anni, tenuti insieme da racconti che prima usavano il solo strumento della parola, dei suoni, poi della scrittura e del video. E oggi in questo scenario di informazioni che tiene insieme la nostra società, e anche noi stessi come individui, oggi entra prepotentemente anche l’AI e la sua forza di “rimescolare” ciò che le diamo in pasto (forse non troppo diversamente da come facciamo noi) ottenendo qualcosa che prima non c’era.