/  Pensieri   /  L’uomo al centro

L’uomo al centro

Mettiamo l’uomo al centro!
Disegnato intorno a te.

Quante volte sentiamo queste frasi, soprattutto ci vogliono vendere qualcosa o convincere di qualcosa.

Si dice spesso anche parlando di AI perchè, come è giusto che sia, il ruolo dell’uomo deve sempre rimanere preponderante. Deve, ma…

Ora mi chiedo: ma cosa sappiamo davvero di quest’uomo? Chi è questo “uomo”? Maschio o femmina? Vecchio o giovane? Occidentale o Orientale? Parliamo del suo benessere, dei suoi sogni, del suo piacere, dei suoi credo, dei suoi interessi? Dei suoi interessi in conflitto o in armonia con gli altri? Mettiamo al centro anche i suoi deliri? Le domande si moltiplicano, e con esse le contraddizioni su ciò che crediamo di essere.

Cosa, dell’uomo, mettiamo al centro? Chi lo decide?

L’intelligenza artificiale (IA) ci conoscerà meglio di quanto noi conosciamo noi stessi. Non perché sarà geniale, ma perché l’essere umano non conosce realmente sé stesso e, soprattutto, non vuole farlo. Viviamo di un’immagine fluida e contraddittoria, che non ha nessuna pretesa di verità.

Gli antichi greci lo sapevano e probabilmente proprio per questo nel tempio di Apollo a Delfi c’era il famoso monito: “Conosci te stesso.”, nell’accezione di chi sei per davvero, dei tuoi limiti.

L’IA ci conoscerà (e forse sarebbe meglio dire “ci conosce già”) con uno sguardo neutro, senza alcuna pietà per le nostre scuse: i nostri “si, ma…”, “non è come sembra”, “posso spiegare”, “domani sarà diverso”, “credevo che…”.
Guarderà i nostri comportamenti e trasformerà in numeri (e probabilità) ogni singolo dettaglio: le pause caffè, le ore passate a guardare porno o a scorrere Instagram, se siamo grassi o magri (per davvero), gli effetti delle promozioni su Facebook, le ore di palestra che facciamo o non facciamo, i nostri commenti razzisti (anche se ci riteniamo tolleranti), i comportamenti egoisti (anche se ci sentiamo altruisti).

Quando dovrà prevedere un nostro comportamento non si farà affabulare dalle nostre bugie e saprà meglio di noi se alla prossima pausa pranzo sarà un’insalata o un carbonara, se saremo puntuali oppure no, se prenderemo la bici o l’auto, se voteremo a “destra” o a “sinistra”.

Dobbiamo capire come dialogare con queste nuove macchine e questi nuovi algoritmi partendo dal capire cosa sono queste macchine e cosa sono questi uomini: darci nuove regole partendo da una visione non ideologia non antropologica di noi e prepararci a mettere in discussione i modi di ragionare che abbiamo usato fino ad oggi.

Sapere che, tertium non datur… 1) se vogliamo che il ruolo dell’uomo rimanga preponderante allora dobbiamo spegnere queste macchine 2) se queste macchine rimarranno accese dobbiamo accettare che esistono realtà più capaci di noi: io lo faccio ogni volta che uso Google Maps 🙂

Potremmo effettivamente anche rinunciare a capire esattamente cosa sono queste macchine, in fondo, chissenefrega. Ma sarà un fattore discriminante capire chi siamo e quali sono i nostri limiti o semplicemente abbandonarci a un “chissenefrega” anche per questo.

 

Immagine by Midjourney